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L’altopiano persiano, il luogo dove gli antenati di tutti i non africani hanno vissuto per 20.000 anni dopo aver lasciato l’Africa. In questo periodo è avvenuta anche la loro mescolanza genetica con i Neanderthal

 


Un nuovo studio genetico guidato dall’Università di Padova identifica il luogo che ospitò tutte le popolazioni non africane e servì da hub per la colonizzazione di Eurasia, Oceania e Americhe.

Tutte le attuali popolazioni umane non africane sono il risultato di suddivisioni avvenute dopo che i loro antenati lasciarono l’Africa, almeno 60.000 anni fa. Queste suddivisioni, tuttavia, non avvennero subito: ci sono voluti altri 20.000 anni, durante i quali tutti i non africani facevano parte di un’unica popolazione. Ma dove hanno vissuto in quel periodo? Un anno fa, questa domanda non avrebbe avuto risposta. Oggi, invece, è possibile conoscere con precisione il luogo che ospitò la nostra specie e servì da hub per la colonizzazione successiva grazie allo studio The Persian Plateau served as Hub for Homo sapiens after the main Out of Africa dispersal appena pubblicato sulla rivista «Nature Communications» e condotto dai ricercatori del dipartimento di Biologia dell’Università di Padova in collaborazione con il dipartimento di Beni Culturali dell’Università di Bologna, l’Università Griffith di Brisbane (Australia), l’Istituto Max Planck di Jena (Germania) e l’Università di Torino.

Pubblicato in Paleontologia


Un gruppo di ricerca internazionale guidato dall'Istituto di tecnologie biomediche del Consiglio nazionale delle ricerche di Pisa ha scoperto come l'Unesbulin, un nuovo medicinale per il trattamento dei tumori, possa efficacemente influenzare il microambiente tumorale del polmone, riducendone la crescita. Lo studio è pubblicato sulla rivista ufficiale dell’American Association for Cancer Research, Cancer Research Communications.

Pubblicato in Medicina

 


Brevettata dall’Università di Bologna, la tecnologia permette di mettere a punto un sistema di irrigazione che mantenga un grado ottimale di umidità dei terreni agricoli. I test sul campo hanno fatto registrare, tra giugno e ottobre, un risparmio idrico del 41%.


Una griglia di sensori per rilevazioni in due e tre dimensioni, e uno specifico algoritmo di machine learning che si basa su una rete neurale. Sono gli ingredienti fondamentali di un nuovo sistema di monitoraggio dell'umidità del suolo brevettato dall'Università di Bologna. Sperimentata in un campo di kiwi giallo a Brisighella, in provincia di Ravenna, la nuova tecnologia ha permesso, tra giugno e ottobre, di risparmiare il 41% dell’acqua utilizzata per l'irrigazione. Nato dalla collaborazione tra studiosi del Dipartimento di Informatica - Scienza e Ingegneria e del Dipartimento di Scienze e Tecnologie Agro-alimentari, il brevetto permette di mettere a punto un sistema di irrigazione che mantenga un grado ottimale di umidità dei terreni agricoli.

Pubblicato in Tecnologia



Studi condotti dal Consiglio nazionale delle ricerche su esemplari di coralli tropicali hanno permesso di comprendere i meccanismi di calcificazione di questi preziosi organismi, e acquisire informazioni cruciali sulla risposta attivata rispetto al riscaldamento globale e all’acidificazione degli oceani. I risultati delle analisi hanno riguardato campioni prelevati nel corso della spedizione di Tara Ocean Foundation nell’Oceano Pacifico.

Pubblicato in Ambiente


Uno studio condotto dalla Fondazione Tettamanti e da Sapienza Università di Roma ha permesso di realizzare, grazie a cellule staminali scheletriche prelevate dai pazienti, una riproduzione dell’architettura della cartilagine e dell’osso (organoide) per studiare trattamenti più efficaci per la sindrome di Hurler, malattia genetica pediatrica rara. La ricerca, pubblicata dalla rivista scientifica internazionale JCI Insight, apre alla possibilità di utilizzare organoidi per lo studio delle malattie genetiche rare.

Pubblicato in Tecnologia


Uno studio italiano coordinato dal Dipartimento di Ingegneria meccanica e aerospaziale della Sapienza ha confrontato i dati geofisici acquisiti da differenti missioni spaziali per determinare la quantità di acqua ancora presente sul pianeta rosso. Il lavoro, pubblicato su Icarus, getta nuova luce sull’evoluzione del clima marziano e dei pianeti terrestri
Lo studio accurato delle calotte polari di Marte rappresenta uno degli obiettivi fondamentali delle missioni spaziali che esplorano il pianeta rosso in quanto conservano informazioni cruciali sull'evoluzione del clima marziano. Sebbene la presenza di acqua sulla superficie in ere geologiche passate sia stata dimostrata attraverso vari dati, i processi che hanno portato alla perdita di acqua dalla superficie e dall'atmosfera sono ancora poco conosciuti. La misurazione accurata della concentrazione dei tre principali elementi nelle calotte polari - polvere, ghiaccio secco e ghiaccio d’acqua - è quindi un risultato fondamentale per determinare la quantità di acqua ancora presente sul pianeta rosso.

Pubblicato in Astronomia

Pubblicato su Animal Cognition un nuovo studio che dimostra come le scelte dei cebi dai cornetti, piccole scimmie sudamericane, siano influenzate da opzioni irrilevanti, evidenziando analogie con il comportamento decisionale umano. La ricerca è a firma Cnr-Istc e Scuola Imt Lucca.

 Uno studio condotto da ricercatori dell'Istituto di scienze e tecnologie della cognizione del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Istc) di Roma e della Scuola IMT Alti Studi Lucca, pubblicato su Animal Cognition, ha fornito per la prima volta una visione approfondita dei meccanismi decisionali alla base dell’effetto ‘esca’ nei cebi dai cornetti, piccole scimmie che vivono in Sudamerica, evidenziando parallelismi con il processo decisionale umano.

Pubblicato in Neuroscienze

 

I risultati di uno studio coordinato dall’Istituto di tecnologie biomediche del Cnr hanno dimostrato che è possibile ridurre la massa del carcinoma colon-rettale agendo su un complesso proteico noto come coesina. I dati ottenuti potrebbero favorire lo sviluppo di nuove cure antitumorali. I risultati, pubblicati sul Journal of Experimental & Clinical Cancer Research, sono stati possibili grazie al sostegno di Fondazione AIRC per la ricerca sul cancro.

Un gruppo di ricerca coordinato dall’Istituto di tecnologie biomediche del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Itb) di Pisa ha dimostrato che è possibile diminuire la massa tumorale in topi con carcinoma colon-rettale a partire dall’inibizione del gene SMC1A, il cui prodotto proteico fa parte di un complesso proteico noto come coesina. Lo studio, i cui risultati sono stati pubblicati sul Journal of Experimental & Clinical Cancer Research, è stato condotto finora con animali di laboratorio ed è stato sostenuto dalla Fondazione AIRC per la ricerca sul cancro.

Pubblicato in Medicina



Skeletal reconstruction of Riojavenatrix lacustris holotype recovered at Virgen del Villar-1 site (La Rioja, Spain). The preserved material is coloured in fuchsia. Courtesy of Scott Hartman.

The work reveals a new species of spinosaurid, the 'Riojavenatrix lacustris', which lived 120 million years ago.

The first dinosaur to be described in La Rioja is a spinosaurid about 7-8 metres long with an estimated body mass of 1.5 tonnes. It is bipedal, it had mainly piscivorous habits, although, as a good predator, it would also have been capable of chasing and feeding on terrestrial prey. The study into the Riojavenatrix, which lived 120 million years ago, has been published in the prestigious British journal Zoological Journal of the Linnean Society. This study is part of the PhD thesis of Erik Isasmendi, a pre-PhD researcher at the University of the Basque Country (UPV/EHU).

Pubblicato in Scienceonline


Uno studio italiano coordinato dal Dipartimento di Ingegneria meccanica e aerospaziale della Sapienza ha confrontato i dati geofisici acquisiti da differenti missioni spaziali per determinare la quantità di acqua ancora presente sul pianeta rosso. Il lavoro, pubblicato su Icarus, getta nuova luce sull’evoluzione del clima marziano e dei pianeti terrestri
Lo studio accurato delle calotte polari di Marte rappresenta uno degli obiettivi fondamentali delle missioni spaziali che esplorano il pianeta rosso in quanto conservano informazioni cruciali sull'evoluzione del clima marziano. Sebbene la presenza di acqua sulla superficie in ere geologiche passate sia stata dimostrata attraverso vari dati, i processi che hanno portato alla perdita di acqua dalla superficie e dall'atmosfera sono ancora poco conosciuti. La misurazione accurata della concentrazione dei tre principali elementi nelle calotte polari - polvere, ghiaccio secco e ghiaccio d’acqua - è quindi un risultato fondamentale per determinare la quantità di acqua ancora presente sul pianeta rosso.

Pubblicato in Ambiente

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