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Foreste europee a rischio: entro il 2100 i danni da eventi estremi potrebbero raddoppiare

Carlo Rossini 18 Mar 2026



Un nuovo sguardo sul futuro degli ecosistemi boschivi
Un'importante ricerca internazionale pubblicata sulla rivista Science, che ha visto la partecipazione attiva dell'Italia attraverso il Cnr-Isafom (Istituto per i sistemi agricoli e forestali del Mediterraneo), ha tracciato il quadro più dettagliato mai realizzato sul futuro delle foreste del nostro continente. Lo studio analizza l'impatto dei cambiamenti climatici fino alla fine del secolo, rivelando una crescita preoccupante dei cosiddetti "disturbi forestali".

Il cuore tecnologico della ricerca è un innovativo framework di simulazione: integrando dati satellitari di oltre trent'anni (1986–2020) con modelli ecologici locali, gli scienziati hanno addestrato un'intelligenza artificiale basata sul deep learning. Questo modello ha elaborato circa 135 milioni di punti di simulazione su 13.000 siti europei, permettendo di prevedere la salute dei boschi con una precisione altissima (risoluzione di un ettaro).

Le minacce principali: fuoco, vento e parassiti
I risultati non lasciano spazio a dubbi: incendi, tempeste violente e invasioni di insetti xilofagi (come il temuto bostrico) diventeranno sempre più frequenti in tutti gli scenari climatici ipotizzati.

"Se la mortalità degli alberi è un processo naturale, il riscaldamento globale ne sta alterando ritmo e portata," spiega Alessio Collalti, responsabile del Laboratorio di Modellistica Forestale del Cnr-Isafom. "Negli ultimi anni abbiamo già assistito a danni senza precedenti nell'Europa centrale e meridionale a causa di siccità e meteo estremo. Questo mette in discussione la capacità delle foreste di stoccare carbonio e proteggere la biodiversità."

Gli scenari al 2100
Riscaldamento moderato: Anche con un aumento contenuto delle temperature, i danni supereranno i livelli storici già elevati.

Scenario ad alte emissioni (temp. > 4°C): In questo caso, la superficie boschiva colpita da eventi distruttivi potrebbe più che raddoppiare rispetto ai valori attuali.

Geografia della vulnerabilità
L'impatto non sarà uniforme in tutta Europa:

Europa Meridionale e Occidentale: Sono le aree più fragili. Qui il mix tra stress idrico (siccità) e incendi creerà un terreno fertile per la proliferazione di parassiti dannosi.

Europa Settentrionale: Sebbene complessivamente più resiliente, vedrà la comparsa di specifici "hotspot" di vulnerabilità locale.

Queste trasformazioni non colpiscono solo la natura, ma hanno ricadute dirette sul mercato del legno e sulle strategie globali per il clima. Come sottolinea la ricercatrice Daniela Dalmonech, è urgente integrare il fattore rischio nelle politiche di gestione forestale, puntando su boschi più diversificati e resistenti.

Dalla crisi all'opportunità
Nonostante lo scenario critico, la ricerca evidenzia una possibile via d'uscita: la rigenerazione naturale che segue un evento estremo può essere l'occasione per favorire la crescita di specie arboree più adatte al nuovo clima. Tuttavia, questo processo deve essere accompagnato da una gestione adattativa basata su dati scientifici certi.

In conclusione, la capacità dell'Europa di conservare il proprio patrimonio verde dipenderà da quanto sapremo anticipare questi cambiamenti, utilizzando il monitoraggio costante e la modellistica avanzata come bussola per la salvaguardia del territorio.

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